Sharenting: i consigli del Garante per genitori troppo connessi

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Cos’è lo sharenting e quali sono i rischi per i minori

“Sharenting” è la pratica diffusissima di condividere online—soprattutto sui social media—foto, video e informazioni personali dei propri figli, spesso senza considerare le conseguenze a lungo termine. Il termine nasce dalla fusione tra “sharing” e “parenting”.

I rischi legati a questo fenomeno non sono solo psicologici o legati all’immagine: dati recenti mostrano che molti ragazzi di età compresa tra 12 e 16 anni si sono sentiti imbarazzati dal contenuto condiviso dai genitori e il 71 % ha riferito che i genitori non hanno rispettato la loro identità digitale. Le immagini online:

  • Possono persistere in rete per sempre e influenzare la reputazione futura;
  • Rischiano di essere usate impropriamente per furto di identità, pedopornografia, phishing o fake profile.
  • Minano la libertà e la dignità dei minori, privandoli della possibilità di gestione coerente della propria identità.

Il Garante Privacy: una campagna per la consapevolezza

Il Garante per la protezione dei dati personali ha recentemente lanciato una serie di iniziative per sensibilizzare i genitori sul fenomeno dello sharenting, tra cui:

  • Spot televisivi e radio (“La sua privacy vale più di un like”).
  • Secondo episodio del podcast dedicato allo sharenting, con consigli pratici per moderare i contenuti pubblicati.
  • Indicazioni sul sito per limitare la divulgazione di contenuti che riguardano i figli.

Consigli pratici del Garante per una condivisione responsabile

Il Garante offre una guida semplice ed efficace per tutelare i minori salvaguardando però il diritto alla memoria familiare digitale:

  1. Pixellare o coprire il viso dei bambini (es. emoticon).
  2. Limitare la visibilità dei post solo a persone di fiducia e non aprire profili dedicati ai figli ;
  3. Leggere attentamente le informative privacy delle piattaforme per capire chi può vedere e usare i contenuti.
  4. Attenzione anche alle chat: contenuti inviati privatamente possono essere facilmente ridistibuiti .

Inoltre, il Garante invita a riflettere sulla scelta di pubblicare immagini di minori di meno di 14 anni, per cui è necessario il consenso esplicito di entrambi i genitori, anche in situazioni di affidamento condiviso.

Fonti internazionali: opinioni e studi sullo sharenting

Secondo UNICEF Italia, i genitori dovrebbero evitare foto imbarazzanti o dati sensibili (es. istituti frequentati), coinvolgere i figli nelle decisioni di pubblicazione e spiegare le conseguenze della loro presenza online.

Da fonti internazionali (es. The New York Times), emergono casi di “kidnapping digitale” in cui fotogrammi personali vengono usati da sconosciuti per impersonazioni e attività illecite . In UK, uno studio ha rilevato che circa il 27 % degli adolescenti ha ricevuto critiche o casi di bullismo a causa di contenuti postati dai genitori .

Sharenting e norme giuridiche: limiti e prospettive

Diritto europeo e italiano considerano i minori “soggetti particolarmente vulnerabili” . Oltre al GDPR, si applicano norme specifiche:

  • Per minori sotto i 14 anni è necessario il consenso di entrambi i genitori per pubblicarne immagini;
  • La base giuridica deve essere chiara, altrimenti la condivisione è illecita;
  • Le scuole e gli enti dovrebbero promuovere campagne di sensibilizzazione per garantire una cultura digitale responsabile.

Conclusione: educazione digitale e responsabilità collettiva

Lo sharenting è una pratica comune ma potenzialmente dannosa, che richiede un cambio di consapevolezza. Proteggere la privacy dei figli online non significa censurare, ma gestire con responsabilità e consapevolezza ogni gesto digitale. Le scelte dei genitori tracciano l’impronta digitale futura dei bambini.

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  • Audit dei profili social e canali di comunicazione;
  • Supporto nella definizione di linee guida di tutela della privacy per la pubblicazione di contenuti digitali.

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