Trasparenza nella PA: il fondamento dell’innovazione
L’adozione dell’intelligenza artificiale (AI) da parte delle Pubbliche Amministrazioni non può diventare un alibi per negare i diritti dei cittadini. Come sottolineato da Agenda Digitale, la trasparenza nella PA è imprescindibile anche quando i processi diventano automatizzati, pena la perdita di fiducia e legalità nell’azione pubblica.
Allo stesso tempo, nel procurement pubblico dei beni e servizi informatici sono ora obbligatorie misure di cybersecurity e la pubblicazione di dati aperti sugli appalti diventa leva strategica di controllo civico e partecipazione.
1. AI nella PA: trasparenza nella PA, spiegabilità e diritti di accesso
L’automazione tramite algoritmi non deve compromettere il diritto di accesso agli atti amministrativi garantito dal d.lgs. 33/2013. L’uso di sistemi di IA deve essere accompagnato da:
- policy chiare sull’utilizzo degli algoritmi
- audit pubblici o report di funzionamento
- possibilità di contestazione delle decisioni automatizzate
Secondo le Linee Guida AgID 2025, le amministrazioni devono assicurare la spiegabilità degli algoritmi e il diritto a una decisione umana in casi di attività amministrative critiche. Senza trasparenza nella PA nell’uso dell’AI, il principio democratico dell’imparzialità viene meno.
2. Open data e appalti pubblici: una leva concreta di fiducia
Gli open data sugli appalti pubblici rappresentano uno strumento potente per il monitoraggio civico e il rafforzamento della legittimità dell’azione amministrativa. La pubblicazione di dati su gare, aggiudicazioni e fornitori consente ai cittadini di verificare l’uso delle risorse pubbliche e di riallacciare un rapporto fiduciario con le istituzioni.
Tuttavia, molti enti ancora faticano a rendere queste informazioni accessibili in formati fruibili (es. CSV, JSON), rendendo difficoltoso il controllo da parte della società civile e non garantendo trasparenza nella PA.
3. Cybersecurity nei contratti ICT: nuove regole inderogabili
Dal DPCM 30 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 5 maggio, le stazioni appaltanti devono includere nei capitolati acquisti di beni e servizi informatici requisiti obbligatori di cybersecurity qualora si tratti di tecnologie legate a infrastrutture strategiche o alla sicurezza nazionale.
Il nuovo Codice degli Appalti (D.lgs. 36/2023) ha inserito all’art. 108 comma 4 la cybersicurezza come criterio obbligatorio di aggiudicazione, valorizzando le soluzioni che rispettano standard di resilienza, gestione delle vulnerabilità, autenticazione e affidabilità.
4. Il bilanciamento tra trasparenza e sicurezza
Il legislatore esige che la trasparenza pubblica resti prioritaria, anche quando si gestiscono dati sensibili o infrastrutture tecnologiche critiche. Le amministrazioni devono:
- pubblicare dati su appalti ICT in modalità open
- includere clausole di cybersecurity nei bandi
- garantire accesso ai cittadini sulle decisioni automatizzate
Questi due elementi — trasparenza e sicurezza — non sono in conflitto: al contrario, governance solida degli appalti e algoritmi etici rafforzano la fiducia nella PA.
5. Azioni consigliate per le Pubbliche Amministrazioni
- Aggiornare i capitolati includendo parametri cyber e criteri di premialità per fornitori affidabili (UE, NATO ecc.) secondo DPCM 2025.
- Implementare linee guida su trasparenza algoritmica, con audit pubblici, report sul funzionamento e strumenti di spiegazione delle decisioni.
- Pubblicare open data sugli appalti ICT, in formati leggibili e aggiornati, per permettere il monitoraggio civico.
- Formare responsabili privacy, procurement e ICT sulle norme GDPR, AI Act e sicurezza nazionale.
- Verificare operativamente la supply chain: richiedere Bill of Materials (BOM) e aggiornamenti regolari sui software acquisiti.
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